venerdì 15 maggio 2009

PIERINO, DARIO E IL LUPO CHE NON PERDE IL VIZIO

GianMario Pisanu

Gridando spesso “al lupo al lupo”,come c’insegna la saggezza popolare, si finisce per sbraitare al vento. A questa dura nemesi,che punisce inflessibilmente chi si compiace di spararla grossa in virtù del principio “verba volant”,non sfuggono i politici nostrani,spesso inclini a fosche visioni millenaristiche,specie se a occupare gli scranni che contano sono i rivali.
Da ultimo, è toccato a Dario Franceschini sperimentare sulla propria pelle l’effetto boomerang di quest’infida legge del contrappasso. In una recente intervista al Corriere della sera,il neo-segretario ad interim del Pd,sfibrato dalle lotte intestine e frustrato da sinistri sondaggi premonitori,ha lanciato un appello accorato all’elettorato di ambo i poli,affinchè si mobilitino a votare Pd alle prossime elezioni europee. Se il consenso quasi ecumenico al premier(75% l’indice di gradimento) non venisse scalfito dalla prossima tornata elettorale ma anzi rinsaldato, il rischio,a detta di Franceschini, sarebbe quello di ritrovarsi l’indomani in una Repubblica delle banane(il caso citato a paragone è quello del Turkmenistan). Con un leader maximo,Silvio,pronto a calare l’asso pigliatutto, senza ritegno della sparuta mandria di oppositori che rimarrebbe,e intenzionato a irreggimentare l’opinione pubblica.
Queste dichiarazioni,che in altri tempi avrebbero scatenato un caso politico,son state accolte da un assordante silenzio, quindi cadute nel dimenticatoio tra l’indifferenza generale. Chi aveva interesse ad avvalorarne le tesi,si è guardato bene dal farlo; gli avversari,dal canto loro,hanno metabolizzato la sortita con l’atteggiamento compassionevole di chi s’offre di accompagnare a letto il bambino capriccioso che frigna a tavola.
A determinare questo vistoso insuccesso è stata l’ormai palese insofferenza della gente verso qualsiasi forma di dialettica. Anni e anni di scontro frontale,condito da reciproche contumelie e accuse di ogni risma, hanno reso la scena politica italiana sempre più simile a un’enorme gazzarra da saloon,dove i duellanti si sfidano per qualche poltrona in più. Se Berlusconi paventava l’avvento di un governo di centro-sinistra, che avrebbe portato “morte,terrore e distruzione”, Di Pietro e compagni non son stati da meno, dipingendo a più riprese l’avversario quale moderna incarnazione dell’AntiCristo.
Tutto ciò è apparso a lungo andare come un noioso gioco delle parti, mero esercizio retorico di diffamazione del dirimpettaio , immunizzando gli elettori da ogni sorta di iperbole ben congegnata. Sennonché, oggi c’è un rifiuto aprioristico di ogni genere di dibattito,seppure costruttivo. Alla demagogia propria di chi starnazza a raffica contro tutto e tutti, è subentrata l’iconografia dell’uomo pragmatico, quello che non deve chiedere mai bensì fare, e subito. Poi, che ciò avvenga o meno pare non essere di grande interesse, l’importante è mostrarsi al di sopra di chi si perde in ciarle.
Il rischio, quanto mai attuale, è quello di un acritico quanto diffuso allineamento alla Moda, al pensiero dominante. Se si rifiuta il dibattito, inteso quale vivace confronto d’idee e non come sterile cagnara da osteria, ne esce impoverita la democrazia, che diviene di stampo plebiscitario, fondata cioè non su robuste radici ma sull’acclamazione della massa, per natura estremamente volubile.
L’appello di Franceschini apparirebbe perciò condivisibile nella sostanza, se non fosse macchiato dall’ennesimo paragone improvvido(noi come l’Italia del ventennio, noi come il Turkmenistan ecc.) che relega il suo discorso al livello delle tante boutades cui ormai siamo abituati e gli fa perdere credibilità.
Citando Hegel, è solo superando l’Antitesi fine a se stessa e proponendo una Sintesi costruttiva con idee forti e dirompenti che si smuoveranno le coscienze dalla velenosa assuefazione a finti idoli e valori degeneri.
Altrimenti, come Franceschini l’altro giorno,s’indossano ineluttabilmente i panni della povera Cassandra, schernita per le sue inverosimili quanto infallibili profezie, puntualmente inascoltate.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Interessante il tuo articolo all'85%.
Lo condivido per il 78%.
Sono d'accordo con te per l'82%.
Speriamo che almeno quest'orgia di percentuali contraddittorie finisca di essere.
Per citare un maestro:
"Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine"