con la gentile collaborazione di Giuseppe Lapusata
“Vi è una sola alternativa a trattare…
Ed è trattare ancora ”
Gad Lerner
Conferenza all’Ispi sul tema “Dopo Gaza... Obama e il Medio Oriente”
Una festa a lungo attesa …
In questi giorni si conclude al Cairo la prima parte degli incontri volti a riconciliare Hamas e Fatah. Questo processo si sarebbe dovuto concretizzare nella formazione di un governo di unità nazionale, che comprendesse membri di entrambi gli schieramenti. In tal modo sarebbe stata, da un lato, rafforzata l’immagine di Abu Mazen e di Fatah, profondamente offuscata a seguito della sconfitta elettorale del 2006,e , dall’altro, ne avrebbero potuto trarre giovamento le correnti meno estremiste di Hamas, disposte ad intavolare sul piano istituzionale.
“Vi è una sola alternativa a trattare…
Ed è trattare ancora ”
Gad Lerner
Conferenza all’Ispi sul tema “Dopo Gaza... Obama e il Medio Oriente”
Una festa a lungo attesa …In questi giorni si conclude al Cairo la prima parte degli incontri volti a riconciliare Hamas e Fatah. Questo processo si sarebbe dovuto concretizzare nella formazione di un governo di unità nazionale, che comprendesse membri di entrambi gli schieramenti. In tal modo sarebbe stata, da un lato, rafforzata l’immagine di Abu Mazen e di Fatah, profondamente offuscata a seguito della sconfitta elettorale del 2006,e , dall’altro, ne avrebbero potuto trarre giovamento le correnti meno estremiste di Hamas, disposte ad intavolare sul piano istituzionale.
Nulla di tutto questo è avvenuto. Il nuovo governo, infatti, comprende esclusivamente membri di Fatah. Questo ha scatenato la pronta reazione di Hamas, che si affrettato a dichiararlo incostituzionale. Come si può leggere sull’Iran Daily (http://www.iran-daily.com/1388/3405/html/east.htm) il movimento islamico accusa il nuovo gabinetto di non essere stato approvato dal Consiglio Palestinese per la legislazione con conseguente incostituzionalità. A questo punto sembra impensabile che si raggiunga un' effettiva riconciliazione tra le due le due fazioni. Questo mi sembra confermato da un recente sondaggio sul sito internet delle Brigate Ezzedeen al Qassam, braccio armato di Hamas, (http://www.alqassam.ps/english/index.php?action=vrvote), in cui, ad oggi, il 60% dei votanti ritiene che la riconciliazione palestinese avverrà “tra un anno (o più)”.
Che pace senza Hamas?
Pare opportuno, però, fare alcune riflessioni. Perché è così necessaria la partecipazione di Hamas, internazionalmente riconosciuto come movimento integralista e terrorista, per la formazione di un interlocutore istituzionale quale sarebbe, o dovrebbe essere, il governo palestinese?
Si possono fare una serie di considerazioni:
Che pace senza Hamas?
Pare opportuno, però, fare alcune riflessioni. Perché è così necessaria la partecipazione di Hamas, internazionalmente riconosciuto come movimento integralista e terrorista, per la formazione di un interlocutore istituzionale quale sarebbe, o dovrebbe essere, il governo palestinese?
Si possono fare una serie di considerazioni:
1. Fatah ha il controllo solo dei territori occidentali( la cosiddetta West Bank) mentre è completamente assente da ormai due anni dalla Striscia di Gaza. Non può quindi assicurare il controllo di tutti i territori palestinese.
2. Hamas ha vinto le elezioni del 2006 con una maggioranza schiacciante di 76 seggi su 132. Ammesso che non siano state regolari, il fatto che questo sia avvenuto rimane. Non sembra, quindi, ragionevole escludere dalla rappresentanza una parte del popolo palestinese.
3. L’immagine di Fatah all’interno del mondo mussulmano è fortemente compromessa. La situazione è ulteriormente peggiorata a seguito dell’operazione di dicembre, durante la quale Hamas ha infervorato parte del mondo arabo, mentre Fatah si è limitato a timide rimostranze.
4. Sebbene un articolo del Jerusalem Post abbia affermato che la popolarità di Hamas è in calo, il movimento riesce ancora a godere di un forte ascendente sulla popolazione se non altro per le prospettive di occupazione (la Striscia ha un tasso di disoccupazione prossimo al 65%( http://www.imemc.org/article/60199)).
5. In ultimo, le Brigate e la jihad islamica dipendono largamente da Hamas (come del resto hanno affermato le forze israeliane stesse dicendo che “nessun qassam è lanciato dalla Striscia senza l’assenso di Hamas”). Un coinvolgimento del movimento sul piano istituzionale appare dunque la via più diretta per por fine ai lanci di missili verso Sderot e le altre città.
Conclusioni
In un' intervista sul settimanale l’Espresso (5/3/2009), Khaled Meshaal, leader di Hamas in Siria, ha affermato: “Le divergenze possono essere superate a patto di osservare alcune regole. Occorre che i fratelli di Fatah rispettino i risultati delle urne”. La conciliazione appare, dunque, possibile ed indispensabile alla luce delle considerazioni fatte. Rimane la possibilità di dialogare con una sola delle due fazioni ma questo probabilmente non porterà a una pace duratura.

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