giovedì 7 maggio 2009

Il Giorno Dopo: Testimonianza Diretta Da L'Aquila

Stefania Betti

Gli unici rumori che sentivamo, erano le ruote del camion che schiacciavano i sassi e lo scricchiolare del rimorchio, l’unica luce che vedevamo, era quella fioca e triste della luna, che illuminava quel poco che rimaneva del paesino di Paganica, e di tutti i paesi incontrati sul nostro cammino.

Era martedì 7 Aprile, il giorno dopo il tremendo terremoto che ha distrutto L’Aquila e la sua provincia, io ero su uno dei primi camion partiti da Rieti per portare aiuti alimentari e vestiario per le prime tendopoli che avrebbero accolto gli sfollati: ero partita per uccidere il senso di impotenza che si era insinuato dentro di me dalla mattina del giorno prima, per aiutare quelle persone che da un momento all’altro si erano viste crollare sulla testa la propria casa e i propri sogni, ma in tutta la mia vita, mai avrei pensato di vedere una tale distruzione, di palpare una tale tristezza nell’aria.

Scrivo a quasi un mese di distanza da quel giorno, e lo faccio per la prima volta, quando alla rabbia e allo stupore si è sostituita la rassegnazione, e la speranza.

Sono stati giorni orribili: la paura per tutti gli amici di cui non avevo notizie, la rabbia per la mia assoluta incapacità di comprendere, lo sgomento di fronte a tanta furia della natura.. e anche di fronte a tutte quelle interviste televisive incentrate sul dolore delle persone per fare audience.

Io non so se questa tragedia si sarebbe potuta evitare, se ci saremmo dovuti fidare delle previsioni di Giuliani, se si sarebbero dovute prendere più misure preventive.

Quello che credo, è che se esistono delle norme per la costruzione di edifici in territori sismici, andrebbero rispettate PRIMA che le persone muoiano sotto le macerie. Se tutte le norme fossero state rispettate all’atto della prima costruzione, se le persone si sentissero sicure nelle proprie case, i terremoti non spaventerebbero nessuno, e nessun geofisico si sentirebbe il dovere trovare un modo di prevedere terremoti catastrofici.

A ragion del vero, devo dire che, effettivamente, le norme antisismiche servono soltanto a limitare i danni: il terremoto costringe i materiali di costruzione, che rendono il loro massimo lavorando “a compressione” ovvero ricevendo contemporaneamente una spinta dall’alto e una dal basso, a lavorare “in trazione”, ovvero annullando la spinta che ricevono dal terreno, e l’intera struttura potrebbe comunque subire dei danni.
Questa però non è una giustificazione: nel caso specifico de L’Aquila, anche le norme basilari sono state violate, e così è per più della metà delle costruzioni Italiane.

Mi sorge una domanda: in luoghi notoriamente sismici come Giappone o California, sono stati inventati metodi di costruzione più nuovi e adatti al particolare terreno, e nelle progettazioni sono coinvolti anche ingegneri italiani… perché tali metodi non sono applicati ovunque? Perché, se, constatando che edifici più antichi costruiti con pietra e legno resistono meglio ai sismi, non si cerca di emularli?

Purtroppo non sono un tecnico del settore, e non conosco le implicazioni che ci sono dietro, ma sono fermamente convinta che la salute e la vita delle persone non abbiano prezzo, e vadano tutelate prima di tutto.

Non ci avrei mai creduto se non l’avessi visto con i miei occhi: sembrava che la città fosse stata bombardata: quello che hanno mostrato i telegiornali non è niente rispetto a quello che realmente ci si trova davanti. Per la polvere, sembrava ci fosse la nebbia, gli edifici erano accartocciati come mucchi di massi caduti dopo una frana.

So bene che niente e nessuno potrà mai ridarci tutto quello che abbiamo perso, e forse è anche ora di smettere di fare polemiche e iniziare un serio lavoro di ricostruzione e supporto per aiutare gli Abruzzesi a riprendere le loro vite normali, ma forse nessuno di loro (e di noi) troverà pace, finche non vedrà che la giustizia avrà fatto il suo corso… e potrà ritrovare quella fiducia che ha perso.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

"L'italia è un paese che nell'emergenza funziona benissimo...è nella normalità che stenta"

Anonimo ha detto...

Complimenti all'autrice per il bellissimo articolo! Si sente la tua anima dentro! Continua così!!!!!!