Gianmario Pisanu
Ogni 5 anni, nell’imminenza del solstizio d’Estate e per pochi giorni appresso, uno spettro, più ingombrante che inquietante, s’aggira per l’Europa.
Nessuno osa nominarlo, men che meno lo si degna di un’occhiata, per timore di qualche malefico anatema o perché, lungi dal prestargli fede, comunque non se ne caverebbe alcunché di buono. Anche stavolta, in definitiva, è tempo di elezioni europee, ma nessuno pare essersene accorto.
Beninteso, le mura tappezzate di manifesti ammiccanti, dove il volto grandeggiante del candidato di turno si erge promettendoci speranze di redenzione, e in cui una scritta in sovrimpressione ci rammenta che in Europa non ci siamo ancora (noi, notoriamente sub sahariani), ma che, lasciandoci dissuadere dalle note flautate del Gran Pifferaio, vi entreremo da protagonisti; ebbene, quelle gigantografie tronfie e imponenti non sono miraggi causati da sovraesposizione al sole implacabile di questi giorni. Ma gli slogan, sempre più frusti e logori, e quindi meno appetibili, malcelano quelli che sono i reali obiettivi della competizione in atto.
Vivendo in un Paese in perpetua campagna elettorale da ormai svariati anni, dove il potere si esercita consultando maniacalmente i sondaggi, le votazioni per il Parlamento europeo costituiscono un’immancabile opportunità per tastare il polso all’elettorato e saggiare i rapporti di forza tra gli schieramenti in campo.
Se il Pd , infatti, proverà ad arginare le velleità egemoniche del Premier, questi, dal canto suo, mira a sferrare il colpo di grazia a un’opposizione agonizzante, battendo il ferro sinché è caldo. Inoltre, mai come in questi casi calza a pennello il vecchio adagio ”dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io”.
Perché si può pure star certi che Lega Nord e Idv non esiteranno a insinuarsi nelle eventuali crepe post elettorali tra le fila dei rispettivi alleati. Simili ad avvoltoi, ronzano attorno alla preda barcollante, attendendo il primo passo falso per avventarvisi e strappare qualche poltrona in più.
E’ la lotta hobbesiana per la sopravvivenza, lo stato di natura per antonomasia. In tutto questo, va da sé, i contenuti languono e l’Europa, formale motivo del contendere, è relegata in un cantuccio. Vuoi perché la cosiddetta “pancia del Paese”, quella che affolla i bar sport, difficilmente si lascia intrigare da certi argomenti , vuoi perché per anni Bruxelles fungeva così bene da caprio espiatorio che nessuno ora osa elencarne le virtù di fronte al proprio elettorato, fatto sta che di cooperazione tra Paesi UE e dei benefici ch’essa potrebbe arrecarci, specie in tempi di crisi, proprio non se ne parla. Piuttosto, si preferisce discorrere delle odalische che contornano l’harem berlusconiano( addirittura il puritano Franceschini reclama a gran voce un’interrogazione parlamentare sulla vicenda!), del futuro di Ancelotti e di amenità varie.
Di conseguenza, da anni i Parlamenti europei , almeno per quanto riguarda la pattuglia italiana, son diventati un ricettacolo di assenteisti, trombati ( vedi Mastella e Cofferati), soubrette, “nani e ballerine”, secondo una fortunata espressione del socialista Formica.
In definitiva, è pur vero che spesso il non voto, la “terza via”, sia una pratica pilatesca e favorisca gli arbitrii di chi può contare sui propri fedeli peones, quelli che ad ogni temperatura e in ogni frangente si recheranno sempre e comunque al seggio. Ma, anziché citare pomposamente l’art. 48 della Costituzione( il voto è un dovere civico ecc.), chi si candida dovrebbe avere il buon senso di spiegare ai cittadini i reali motivi che sottendono alla competizione in atto, senza infingimenti. Sennò, la sensazione di una solenne presa in giro si fa strada sempre più, e il fantasma di un’astensione di massa , esiziale per il processo d’integrazione europea, comincia a prendere corpo.
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2 commenti:
Personalmente ritengo che questo articolo colga nel segno...
Il problema del senso di appartenenza all'Europa è presente in Italia in modo estremamente rilevante. Questo però ha, amio parere, radici nello stesso processo che ha portato il progetto europeista ad appartenere esclusivamente alla classe politica. Appare chiaro a questo punto che essa non in grado di rendere il comune elettorato sensibile a tali questioni.
Un'opera di sensibilizzazione capillare è a questo punto necessaria così come una maggiore democraticizzazione delle istituzioni europee.
Complimenti per la citazione... Don Giovanni, vero?
Sì, il convitato di pietra, poi entrato nel linguaggio comune, è un "prestito" dall'opera di Moliere. Per il resto,hai perfettamente ragione, la gente guarda con diffidenza ai burocrati di Bruxelles e mantiene un atteggiamento guardingo per tutto ciò che proviene di lì.Le istituzioni europee dovrebbero uscire dalla torre d'avorio in cui son serrate e mostrare una maggiore vicinanza ai problemi delle popolazioni civli. Ma questo distacco non verrà mai colmato se la nostra classe dirigente continuerà a cavalcare l'onda della protesta per qualche manciata di voti in più. E' sacrosanto, un politico guarda alle prossime elezioni,uno statista alla prossima generazione
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