mercoledì 7 ottobre 2009

VIVA LA LIBERTA' DI STAMPA! (e qualche riflessione)

Alessio Mazzucco

Allarmi! Allarmi! Siamo in una dittatura! Siamo tutti imbavagliati! Le libertà democratiche muoiono! Davvero? Se così fosse come potrei starmene qui tranquillo a scrivere? E come me migliaia (forse meno) di altri blogger? C’è la libertà di stampa in Italia? Non c’è? Domande difficili. La cui risposta io non l’affiderei certo ai politici (soprattutto dei giorni nostri) né ad una piazza gremita di manifestanti urlanti. Del resto la stessa manifestazione può essere vista come libertà d’espressione, giusto? Alt: non cadiamo nel banale.

Pluralismo c’è? Sì, si può dire di sì. Si possono esprimere le proprie opinioni? Sì, credo di sì. Dunque perché lamentarsi? E qui, come si suol dire, casca l’asino.

Dire che c’è libertà di stampa perché c’è pluralismo è una semplificazione di un problema che in Italia getta le radici in un sottobosco intricato. Ridefiniamo libertà di stampa: essere liberi di esprimere le proprie opinioni attraverso qualunque mezzo di scrittura. Be.. che dire? Formalmente in Italia è possibile. Ma c’è quella frase tanto celebre che mi ronza in testa (non cito a memoria): se un italiano non vede scarponi, camicie nere e manganelli, crede di vivere in un Paese libero. Fa sorridere; più che altro perché è verissima!

Perché VIETARE la libertà di stampa? Ci sono altri mezzi. Esempio: il controllo, le querele, i disincentivi al buon lavoro d’inchiesta, l’insulto. Storie inventate? Ma neanche per idea. Il servizio pubblico lottizzato e i conflitti d’interesse grandi come case rientrano nel controllo. Se i partiti possono decidere i consigli d’amministrazione RAI il gioco è fatto: contratti non firmati, ritardi, rimandi, richiami, ritiro delle coperture finanziarie per sostenere le cause civili in cui i giornalisti troppo spesso incappano. Invenzioni? No: pura verità. Chiara come la luce del sole. Non porto ad esempio l’argomento rovente “Santoro”, ma la nota e coraggiosa Gabanelli (a cui va tutta la mia stima). Corriere della Sera, 29 ottobre: la RAI non dà copertura legale al programma d’inchiesta REPORT. Il Sole 24 ore, per fortuna, riporta qualche giorno dopo (3 ottobre): la copertura legale per la Gabanelli c’è (anche se la stessa giornalista, in una nota, esprime l’aria pesante in cui si ritrova a lavorare). Ovvio: perché aggiungere legna ad un fuoco già difficile da spegnere? Basta attendere: della Gabanelli ci si può occupare più tardi, con più calma.

Il conflitto d’interessi è un’invenzione? Ma non diciamo bestialità! Al nostro Primo Ministro e alla sua famiglia fan capo giornali, quotidiani vari e periodici (senza contare la casa editrice la cui causa persa di natura imprenditoriale viene portata sul piano politico come una questione d’eccezionale rilevanza per il nostro Paese). Mi si vuol dire che non c’è conflitto d’interessi? Stessa storia per la parte opposta: lasciamo perdere le critiche alle mancate leggi sul conflitto, che si dice di Repubblica? Oramai da mesi ha smesso i panni del giornalismo per trasformarsi in una macchina politica alquanto aggressiva.

Ma sapete cosa più mi turba? La capacità di soffocare l’unico vero utilizzo della libertà di stampa per sinceri scopi giornalistici con i metodi più sottili. Come dicevo non servono manganelli e olio di ricino: basta un sistema democratico poco democraticamente eletto e pochissimo democraticamente funzionante per calpestare la libertà di un popolo e soffocare le fiamme dell’indignazione e dell’informazione libera.

Immaginiamo di essere giornalisti o redattori di giornali e, sempre con fervida fantasia, di ricevere querele e denunce perché i nostri articoli piacciono poco. Poniamo una denuncia per qualche milione di euro (anche se bastano poche centinaia di migliaia per lo scopo). Ora poniamo di vincere la causa civile. Cosa ci si guadagna? Nulla. Anzi, cosa si ottiene? Perdite di tempo, soldi buttati in avvocati e processi, discredito agli occhi dei lettori e dell’opinione pubblica in generale. Risultati? Molti: se un politico è abbastanza ricco e potente (e al giorno d’oggi troppi lo sono), o se per lui lo è il partito, può piegare un giornalista o un intero giornale a forza di denunce e tribunali.
Ecco come si piega la libertà di stampa, ecco come si imbavagliano i giornalisti. E sapete qual è l’ironia in tutto questo? Nessuno sgarra dalla leggi né dalla nostra tanto glorificata/vituperata Costituzione!

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