di Francesco SaloniaNon trasmettono l’ultima hit dei Black Eyed Peas, non sono simpatici come Linus o Platinette. Se la domenica siete in viaggio e non potere seguire il calcio, non contate di trovarci una telecronaca.
A volte si sente male, oratori che trattano rudemente il microfono, quando parla Pannella poi, buona fortuna. Ma l’importante con lui è carpire il senso generale d’altronde.
Se volete sapere cosa succede in Parlamento ci sono due opzioni: andare lì o ascoltarLa.Se siete interessati agli eventi di maggior rilevanza politica del paese, congressi, tavole rotonde o semplici dichiarazioni, avete le stesse due opzioni: trovarvi dove l’evento si svolgerà o ascoltarLa.
Potete essere di quelli che fanno gli attivisti, che nella politica ci stanno dentro, ad ogni livello e la vedono come una missione, oppure di quelli che la politica, o per pigrizia (come me) o per povertà di spirito, come pure per mancanza di opportunità, preferiscono seguirla in maniera più intima e personale, interpretandola come un esercizio dell’intelletto. Non importa a quale categoria apparteniate, perché Radio Radicale non fa differenze, non opera una discriminazione di pubblico. Il suo ascoltatore può essere chiunque abbia una sana passione per la vicenda politica nazionale ed internazionale.
Radio Radicale fa Informazione, fa Giornalismo, Lei (perché io me la immagino come una signora non più così giovane, ma sempre bella e attraente, non certo come una “cosa”) diffonde sapere e se siete anche voi convinti della profonda verità che soggiace al luogo comune per cui sapere e potere sarebbero entità inscindibili, allora capirete bene di quale prezioso bene questo mezzo d’informazione sta facendo dono a tutti coloro che hanno il buon gusto di ascoltarla, da anni.
Non a caso uso le maiuscole, perché fare informazione e giornalismo sono due attività che non hanno bisogno di ricevere il permesso da nessuno per essere svolte. Vietare o intralciare l’informazione può solo essere lo scopo irraggiungibile di un folle. La morte dell’informazione non può avvenire per un colpo di spada, come nemmeno per un decreto legge o un monopolio.
Le nostre grandi testate si lamentano di non avere la libertà di informare e i nostri concittadini scendono in piazza per reclamarla. Tutte ciance, tutte scuse, tutte mistificazioni che servono a mascherare ciò che nessuno vuole ammettere a se stesso. L’informazione si può fare, ma non si vuole fare. Ci si può informare, ma non si ha la voglia di farlo, l’intenzione.
Perché la verità è che informarsi significa sudare, rimboccarsi le maniche e andare alla ricerca di ciò che ci interessa, significa sforzarsi di ascoltare di comprendere e di farlo in maniera profonda, significa sacrificare del tempo, molto tempo, che potremmo dedicare ad altro, che vorremmo dedicare ad altro, perché in fin dei conti a noi, di essere informati, di essere così profondamente ed esattamente informati, non interessa poi molto.
L’informazione sfornata calda e strofinata sotto i nostri nasi, esatta, completa, facile ed accessibile, così attraente da risultare quasi pornografica, non esiste. L’informazione è un’altra cosa e non è per gente che demorde presto.
Radio Radicale incarna questo spirito. E se lei muore, questa visione così cruda eppure così fragrante morirà con lei e rimarranno solo le lagne, i piagnistei e le fastidiose giornate in piazza.
Visitate il sito www.radioradicale.it e firmate anche voi la petizione che serve a rinnovare l’accordo per i finanziamenti di stato.
Nessun commento:
Posta un commento