mercoledì 21 ottobre 2009

La Parola All'Economia

Cristina Saluta

La crisi economico-finanziaria si è fatta spazio prepotentemente tra le righe dei giornali, conquistando le prime pagine e straripando dagli editoriali e dalle rubriche speciali entro cui stava confinata.

Innegabile è il merito della crisi nel riportare al centro del dibattito non solo politico, ma anche culturale i grandi temi dell’economia.

L’economia ha suscitato improvvisamente grande interesse, riscuotendo successo sia tra i giovani sia tra gli intellettuali, e rilevando il suo lato di “scienza umana”, sensibile alle problematiche sociali, dedita alla comprensione dei bisogni primari e delle preferenze del singolo uomo, senza trascurare, al contempo, l’aspetto aggregato delle sue azioni e le conseguenze delle sue scelte sulla popolazione nel suo complesso.

Basti pensare che l’associazione “Il circolo dei lettori” di Torino da quest’anno ha dedicato un intero ciclo di conferenze all’economia, scegliendo di dare voce negli ambienti da “salotto letterario” ad un tema spesso considerato tecnico e sterile.

Il ciclo si è aperto con un incontro dal titolo “Il Mercato”, a cui hanno partecipato da una parte il professor Bertola , docente di Economia pubblica all’Università di Torino e convinto sostenitore del libero mercato, e dall’altra il giornalista di Repubblica Roberto Petrini, autore del libro “ Processo agli economisti”, che, come si intuisce, ha difeso una posizione più critica nei confronti del mercato, sollevando questioni e sostenendo che siano necessari correttivi e interventi pubblici più consistenti per evitare che crisi gravi come quella che stiamo vivendo possano ripetersi in futuro.

Nel dibattito si sono intravisti, ancora una volta, i contorni della “Mano Invisibile” di Smith, secondo cui gli individui sono guidati dall’egoismo e la massimizzazione del benessere collettivo può essere raggiunta solo tramite il perseguimento del proprio interesse individuale, in contrasto con l’idea che il mercato in sé sia causa delle proprie inefficienze e che servano maggiori regole e, soprattutto controlli, per fare in modo che opportunismi, monopoli e asimmetrie informative siano attenuati.

Non a caso, Petrini fa notare che fu proprio un problema di asimmetria informativa a scatenare la crisi finanziaria del 2007 in tutta la sua dirompenza.

Gli effetti più gravi della crisi derivavano, infatti, dall’ignoranza degli acquirenti della natura dei titoli che possedevano. In questo modo si sparsero per tutto il mondo, in ossequio al principio, questa volta nefasto, di diversificazione del rischio, “derivati” di cui era impossibile non solo constatare la bontà ma, soprattutto, risalire all’origine.

Va aggiunto che la crisi finanziaria non ha messo in luce soltanto la fragilità del mercato ma anche quella delle istituzioni chiamate a proteggerlo e che si sono rilevate del tutto inadeguate al loro compito, tanto da suscitare forti perplessità sulla loro efficacia. Ma allora a favore di chi propendere? Fu giusto lasciare ai mercati tutta questa libertà oppure si sarebbe dovuti intervenire con più rigore?

È difficile giungere a una conclusione finale. Entrambe le parti sembrano avere buone ragioni ma certamente anche gravi responsabilità e di certo l’antidoto alla crisi non è ancora stato trovato.
Potenziare il ruolo dello Stato oppure lasciare al mercato il compito di sbrigarsela da solo? Semplice mancanza di buon senso o insufficienza di regole, rischi insiti nel mercato o coincidenze possibili ma sfortunate?

Questi sono solo alcuni dei quesiti che restano aperti e nuove strade dell’economia sono ancora completamente da scoprire e da percorrere.

Tuttavia, credo che un indizio per chi cerca delle risposte venga dalla scelta dei due premi nobel per l’economia di quest’ anno, Elinor Ostrom e Oliver Williamson, la cui nomina è stata senz’altro molto significativa.

Si tratta di due economisti dalla forte estrazione sociale, che hanno dedicato i loro studi a dimostrare che non sempre i beni pubblici sono gestiti in modo inefficace, ma che a volte forme di cooperazione spontanea, ad esempio sorte con l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio forestale piuttosto che la qualità dell’aria di un certo territorio, possono sostituirsi validamente alle burocrazie e persino al mercato stesso.

A prova che non sempre l’egoismo è la guida all’agire umano, a dimostrazione che non sempre bisogna lasciar fare tutto al mercato.

Credo che l’Accademia di Stoccolma abbia voluto lanciare un invito, anzi forse un appello, a fin che non ci si fermi agli ormai consolidati schemi neo-classici, ma si continuino a cercare nuove strade, a crescere e a rinnovarsi con coraggio, prendendo atto dei propri limiti e vagliando tutte le alternative, anche le più inaspettate, senza presunzione ma con l’entusiasmo di chi superata la “paura” si presta a varcare una nuova “frontiera”.

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