giovedì 17 settembre 2009

La "Guerra Dimenticata": La Solitudine Dei Cittadini Iraqeni

Vincenzo Scrutinio

“tutto nasce dal fatto che si compiono cose a metà. Si è buoni solo a metà.
Ecco perché il mondo si trova nei pasticci. Fate le cose in modo completo.
Il chiodo deve essere battuto fino in fondo.
Dio odia dieci volte di più un mezzo diavolo che un arcidiavolo!”

Nikos Kazantzakis

“La sovranità dell’Iraq appartiene all’Iraq ed è per questo che ho ordinato il rientro delle unità da combattimento entro agosto(1)”,con queste parole il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama confermava, nel suo discorso ad Al Azhar, la decisione di ritirare le truppe di stanza in Iraq. Ed in effetti così è stato. Il 6 agosto iniziava il ritiro dai villaggi e dalle città iraqeni in accordo con il Sofa(2) (Status of Forcement Agreement) siglato l’anno scorso.

Fino ad allora le forze americane ed il neo-esercito iraqeno, insieme ai membri dei vari “consigli del risveglio” stipendiati dagli americani, avevano affrontato congiuntamente le “ripercussioni del tragico errore dell’invasione”, rappresentate dagli affiliati iraqeni ad Al-Qaida e gli ex baathisti. Dal 6 agosto è stato “veramente uno show iraqeno”.

Proviamo a vedere come si presentava il palco all’apertura del sipario. Già dall’estate 2007 si era manifestato un notevole decremento delle vittime civili, con il termine delle violenze seguite alla distruzione della moschea sciita di Al Askari l’anno precedente. Come si può ben vedere nel grafico il numero delle vittime civili è diminuito in modo estremamente rilevante e si è mantenuto relativamente stabile da quel momento in poi (se si escludono le operazioni a Basrah e Sadr City nel marzo del 2008).

Contemporaneamente le rilevazioni sulla percezione della sicurezza da parte dell’esercito americano mostrano una crescente fiducia della popolazione. Questo si riscontra soprattutto per quanto riguarda le opinioni espresse sulla sicurezza nella “propria zona”, mentre rimane molto più basso il numero di coloro che ritengono di poter viaggiare relativamente sicuri. Questo fenomeno potrebbe essere causato da diversi fattori: potrebbe, infatti, sia di una forma di assuefazione o di minimizzazione delle diminuite violenze locali (si ricordi che il paese è in una situazione di quasi guerra civile da quasi cinque anni), sia da una sostanziale scarsità di informazioni sulle altre province.

Come facevano notare Jason Campbell, Michael O’Hanlon, Jeremy Saphiro e Amy Unikewicz in un articolo pubblicato sul New York Times il 17 giugno “a conti fatti la situazione è molto migliorata ma fortemente instabile,soprattutto dal momento che le riduzioni più consistenti di truppe americane devono ancora avvenire(3)”. Ora queste riduzioni sono avvenute e le conseguenze non hanno tardato a verificarsi. Il 19 agosto un attacco coordinato di alcune autobombe ha colpito lo stesso ministero degli Esteri causando almeno 95 morti e più di 500 feriti(4). Il numero di vittime di civili ha iniziato a crescere nuovamente. E proprio mentre mi appresto a postare questo articolo apprendo da un editoriale del Washington Post che nell’ultimo mese è stato registrato il numero più alto di vittime civili nel 2009.

L’esercito iraqeno è come un gruppo di “ragazzi con una macchina di grossa cilindrata nuova di zecca, lì fuori che bruciano la strada … ti fa quasi paura” dichiarava un ufficiale americano(5). Speriamo solo che imparino a guidare in fretta … ammesso che ci riescano. Non solo, infatti, non hanno la stessa esperienza dei loro mentori ma sono privi anche della tecnologia americana, essenziale, per esempio, per individuare le bombe e gli IED (Improvised Explosives Devices) che hanno causato molte perdite nella fase finale dell’occupazione(6).

Il Generale Ray Odierno, comandante delle forze americane in Iraq, dichiarava “ci sono ancora civili che vengono uccisi in Iraq. Ci sono persone che tentano di attaccare il nuovo ordine iraqeno ed il movimento verso la democrazia ed un’economia aperta. Così abbiamo ancora del lavoro da fare”. Secondo altri non c’è più nulla che gli Stati Uniti possano fare e la stabilità in Iraq è ormai una causa persa(7) o che la presenza delle truppe americane potrebbe solo aumentare l’instabilità del paese. Ma i giochi ormai sono fatti e mentre sentimenti di disperazione palpabile si diffondono tra la popolazione iraqena di fronte agli ultimi attentati(8) speriamo che i civili iraqeni, dopo aver affrontato gli “immensi benefici dell’invasione americana”, non debbano affrontare anche quelli di una prematura ritirata.

(1):il testo integrale è disponibile all’indirizzo http://politicaattualitailcaffe.blogspot.com/2009/06/blog-post.html
(2): per una analisi del trattato rimandiamo all’articolo del Generale Fabio Mini “Uno scomodo Sofa”, Limes no 1, 2009, pag 219-235
(3): New York Times 17/6/2009, “The States of Iraq and Afghanistan” di Jason Campbell, Michael O’Hanlon, Jeremy Saphiro e Amy Unikewicz
(4): http://www.economist.com/world/middleeast-africa/displaystory.cfm?story_id=14270095
(5) http://www.economist.com/world/middleeast-africa/displaystory.cfm?story_id=14177591 ; “We don’t need you anymore”, The Economist, 6/8/2009.
(6) Per dati sulle vittime militari e civili della guerra in Iraq ed Afghanistan si consiglia il sito http://icasualties.org/ che contine anche un database aggiornato sulle cause dei decessi.
(7) Un’opinione in tal senso è stata espressa in un articolo sul Washington Post da George F. Will. In particolare egli ritiene che la situazione iraqena non sia stabilizzabile nel breve periodo e che la presenza americana non possa né controllare le violenze né influenzare il governo iraqeno, prevenendo corruzione ed orientamenti incentrati sulla componente etnica., A questo punto, anche visti i costi in termini umani che le truppe statunitensi hanno dovuto affrontare, non c’è ragione per rimanere in Iraq. Washington Post, “One Way or another, leaving Iraq”, 4/9/2009.
(8) si veda New York Times “Deadly Blast Rock Shiite Mosque in Baghdad”, NYT 12/9/2009 ; “Lethal and Relentless”, The Economist, 20/8/2009..

1 commento:

Anonimo ha detto...

Scusate ma per ora mancano i grafici... vedrò di inserirli il prima possibile.

Vincenzo