GianMario Pisanu
Heri dicebamus…
Evitando di scomodare il solito alieno verde, planato d’incanto sulla nostra penisola e attonito al cospetto di tanto macchiettistico stravizio, mi verrebbe da riesumare (concedetemelo) niente meno che Ennio Flaiano, colui che, con uno dei suoi aforismi al curaro, immortalò la scena politica italiana, definendola “grave, ma non seria”.
Nella sua spietata lucidità, questa sentenza suona sinistramente attuale e addirittura indulgente, se raffrontata alla cagnara cui assistiamo di questi tempi. Accuse, controaccuse, stracci che volano qua e là, minacce di secessione e quant’altro hanno condito un’Estate che così arroventata non la si ricordava da un pezzo.
Come la guerra di Troia ebbe il suo concepimento durante un banchetto, e la causa scatenante nella bella e reproba Elena, anche il subbuglio in cui è piombata la classe dirigente del nostro paese pare avere un’origine scabrosa. Pomo della discordia, manco a dirlo, un’avvenente biondina campana(e molte, molte altre…). Ma la realtà è quasi sempre più prosaica di come la si dà in pasto alla gente, e anche stavolta , al di là di ogni congettura, c’è quello che Kissinger definì “il migliore afrodisiaco”: il potere (altro che Noemi!).
Dopo la “vittoria mutilata” alle europee, di cui si paventava un esito bulgaro pro Premier, l’alleato/rivale di sempre, la Lega Nord, non ha esitato a sfruttare i primi segnali di debolezza tra le falangi berlusconiane, battendo cassa a più riprese. Se Bossi berciava di dialetti e gabbie salariali, il fine ultimo era sempre il medesimo: tirare al rialzo in vista delle regionali del 2010, profittando delle torbide vicende erotiche che han ridotto il Premier alla stregua di un’anatra zoppa. Questi, dal canto suo, non ha esitato a schierare il suo imponente plotone mediatico contro i detrattori di turno, che fossero gli intellettuali trinariciuti di Repubblica o le anime pie di Avvenire, macchiatisi indistintamente di lesa maestà. Accecato dall’ira e sitibondo di vendetta, ha dapprima gettato il guanto di sfida alla Cei, mettendone a nudo le divergenze con la Segreteria vaticana tramite l’affaire Boffo. Quindi, in un crescendo rossiniano, ha denunciato alcune testate giornalistiche, inveito contro l’Unione Europea e redarguito il Presidente della Camera, invitandolo , per voce del suo fido sicario Feltri, a “rientrare nei ranghi”.
Poiché chi semina vento spesso raccoglie tempesta, il Premier è uscito assai malconcio da tutto il ginepraio che egli stesso, in buona parte, ha contribuito a fomentare. Già si levano i primi mugugni dalle fila cattoliche e qualche inguaribile nostalgico vaticina un Grande Centro prossimo a venire. Non bastasse, i quotidiani esteri e l’opposizione hanno avuto gioco facile a gridare alla dittatura, benché i paragoni con Putin o Chàvez appaiano oltremodo fuorvianti e non plausibili.
Reagendo d’istinto, il leader del centro-destra è dunque incappato nell’errore che un politico di razza (non osiamo dire “statista”) non dovrebbe mai commettere. Ma proprio qui sta il punto.
Sin dalla sua famosa discesa in campo, Berlusconi si è sempre professato quale homo novus della vita pubblica italiana, ostile ai cosiddetti “politici di professione”(democristiano, nel berlusconese, è alla meglio sinonimo di faccendiere) e refrattario a ogni sorta di dialettica in seno al suo partito. Questa strategia, che a distanza di 15 anni permane fruttuosa sul fronte elettorale, si rivela in realtà un boomerang quando dalla piazza ci si sposta nelle stanze dei bottoni e le crisi vanno affrontate con gli strumenti che la politica ti concede. Solo la Politica con la “p”maiuscola, infatti, può emendare se stessa correggendo le proprie storture, e solo politicamente ci si dovrebbe tirare d’impaccio da scandali che afferiscono alla sfera privata, tirando dritti fin quando possibile e attuando politiche d’ampio respiro , senza sceneggiate napoletane e crisi isteriche.
Ma questa fantomatica Seconda Repubblica, nata sull’onda di un’Anti Politica viscerale , non riesce a scrollarsi di dosso gli stereotipi di cui è figlia, languendo nel limbo dell’indeterminatezza, incapace di secernere propria linfa, condannata a vivere di luce riflessa nell’eterna contrapposizione a un passato ripudiato e a un nemico mai realmente avversato. E’ il Non Essere che prevarica sull’Essere,il trionfo di un relativismo politico che s’accinge a colmare i presìdi lasciati incustoditi dalla scomparsa delle ideologie.
La morte della Politica implica, parafrasando Dostoevskij, che d’ora in poi tutto viene concesso. Sicchè non passa giorno senza che qualcuno metta in dubbio l’unità nazionale minando alla base la nostra stessa identità (salvo poi ritrattare manco si trattasse di bagattelle da quattro soldi) ; così, una giovane modella ammette candidamente che, qualora non riuscisse a sfondare nel mondo dello spettacolo, le piacerebbe entrare in politica, assurta al nobile rango d’ufficio di collocamento per trombati dello show business. Fino al colmo dell’imbarbarimento, quando, anziché avversarsi nelle aule parlamentari con proposte concrete e istanze politiche, ci si combatte a suon di spazzatura, facendo a gara a chi rimesta meglio i mucchi di letame.
Voglio concludere con una chiosa che sa tanto di speranza.
Negli ultimi tempi, di mezzo a tante sconcezze e colpi bassi, s’è assistito tuttavia a qualcosa che somiglia vagamente a un sano dibattito, colonna portante di ogni democrazia. Appare encomiabile da questo punto di vista, a prescindere dal merito delle questioni poste in essere, la posizione del Presidente della Camera Fini, tipico esempio di vox clamans, che, scontrandosi apertamente con alcune scelte del proprio leader , ha posto l’accento sulla necessità di un ritorno immediato alla Politica dei partiti, tralasciando velleità di cesarismo e gossip mediatico. Dall’altra parte, il dibattito intestino al Pd, seppure fino ad ora assai carente d’idee, condurrà non di meno a una leadership attorno alla quale, ci si augura, sarà possibile organizzare finalmente un’opposizione forte e credibile. Tutto ciò è più che mai necessario, giacché l’autunno si annuncia denso d’incognite economiche e foriero di nuove tensioni sociali. La morte della Politica, in un quadro così instabile, sarebbe “il più grande assassinio di tutti i tempi”. E non possiamo permettere che lo si perpetri.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
1 commento:
Sono assolutamente d'accordo con Gianmario.
Comunque il pensare che anche i sostenitori della sinistra italiana debbano aspettare con trepidazione che parli Fini mi sembra incredibile.
Ora bisogna capire se lui sta davvero diventando un "catto-comunista" (e finalmente saremo in due) oppure la sinistra è ormai arrivata ad un tale livello di pochezza che l'unica speranza rimasta siano gli scontri nell'altro schieramento. Poveri noi...
Posta un commento