martedì 16 giugno 2009

Cuba e Internet: due rivoluzioni a confronto

Simone Signore

È di questi giorni la notizia quantomeno curiosa che il figlio dell’ex primo ministro cubano Fidel Castro, Antonio Castro, si sia fatto “gabbare” da un blogger (anch’esso cubano ma esiliato in America) spacciatosi per un’avvenente giornalista sportiva ventisettenne di nome Claudia Valencia.[1]

A lui, o meglio, a “lei” avrebbe raccontato le sue vicende quotidiane, nonché i frequenti viaggi con il padre e lo zio, attuale primo ministro.
Le debolezze del quarantenne “Toni” non hanno fortunatamente compromesso alcun segreto di stato, ma l’intento del blogger, che ha rifiutato di porgere le proprie scuse portando ad evidenza il fatto di non poter più rientrare nel proprio paese dal lontano 1971, era in realtà quello di denunciare “l’opulento” stile di vita dei Castro a differenza dei normali cittadini Cubani, prima tra tutte la possibilità di accedere ad internet con particolare facilità.

Stop. Lasciamo stare il gossip (che da quando in Italia ha toccato l’insindacabile ed ingiudicabile – nel vero senso della parola – primo ministro ha assunto caratteristiche sudice e sgradevoli, diventando l’ennesimo tabù italiota). A Cuba è difficile avere accesso ad Internet??

Personalmente, una banale associazione di idee mi ha portato a considerare un caso politicamente analogo, che pone però più dubbi che rassicurazioni: in Cina è sì censurato il Web, con sistemi tra l’altro molto avanzati, la presenza di un grande firewall[2], che, scherzosamente ma non troppo, si rifà alla ben più famosa grande muraglia, nonché il futuro arrivo di un software censore[3] preinstallato su ogni nuovo PC della nazione. Tuttavia l’accesso è diffuso e consentito a tutti, ed i 300 milioni di accessi ed i 100 milioni di blog sono la conferma che la rete parla sempre di più il mandarino.

Allora qual è la vera ragione per cui a Cuba è così difficile navigare (col mouse)? La risposta è: il prezzo. In una nazione nella quale il reddito medio pro-capite si aggira intorno ai 30 dollari mensili, l’accesso ad internet costa 5 dollari per una mezz’ora, 10 dollari per un’ora di navigazione[4]. Il sistema è regolato tramite la vendita di tessere nominali con password di accesso alla rete. Praticamente per il cittadino medio un’ora di navigazione costa un terzo del proprio reddito: aggiungete che la percentuale di computer per persona è del 3,4% e diviene facile comprendere come internet sia per i cubani un “lusso politico”. Ma è davvero tutta colpa del regime?

La realtà come sempre è un po’ più complessa di come appare, ma in questo caso è anche un po’ nascosta: Cuba, per effetto dell’embargo Statunitense che sopporta da ormai 47 anni, non ha modo di allacciarsi ai cavi ad alta velocità sottomarini che collegano il Messico alla Florida, garantendone l’accesso alla rete[5]. La soluzione adottata è quindi quella di un accesso ad internet tramite connessione satellitare, che senza entrare troppo nei dettagli è decisamente meno prestante, ed anche più costosa. A questo si aggiunge il fatto che le blockades commerciali costituiscono anche la causa di un’infrastruttura delle telecomunicazioni obsoleta e per nulla comparabile a quella dei paesi più industrializzati. Basti pensare che il sito governativo http://www.cubaweb.cu/ è ospitato su server (computer remoti che “ospitano” e “forniscono” i dati del sito ndr) canadesi, questo perché a Cuba non c’è abbastanza banda da sopportare il traffico in accesso[6].

Persino il dato sulla distribuzione dei computer è fuorviante, in quanto i computer sono dislocati capillarmente in numerosi “Club de Computación”. È presente una nutrita schiera di esperti in networking, che hanno ricevuto istruzione e formazione grazie a politiche di governo, nonché la presenza di programmi come il “Cuban Youth Computer Club” e lo “InfoMed”[7]. C’è anche da considerare il fatto che, data la poca disponibilità di accesso, questo è giustamente garantito innanzitutto ad enti di maggiore interesse pubblico, quali le strutture sanitarie e finanziarie, che ne consumano dunque una buona fetta.

Come se ciò non fosse abbastanza, nelle ultime settimane il governo Cubano ha applicato misure di censura a fonti di informazione telematiche che criticano il suo operato (è il caso del famoso “Generación Y” della blogger cubana Yoani Sánchez, che ha contato fino a 1.2 milioni di contatti mensili)[8].

Queste informazioni rendono la pillola meno amara? Per nulla, ma forse ci possono aiutare ad essere più obiettivi, a non puntare pregiudizialmente il dito contro il regime, se non per le forti critiche che si merita per aver censurato. L’ONU ha approvato per la diciassettesima volta di fila la richiesta di abolizione dell’embargo Americano nei confronti dell’isola, con un risultato di 185 voti favorevoli, 3 contrari ed 2 astensioni[9]. È probabilmente il caso che la presidenza di Obama metta finalmente la parola fine a questa faccenda, anche perché in caso contrario è comunque previsto un accordo nel 2010 per un collegamento della rete Cubana a quella Venezuelana: speriamo che la grande forza democratica di internet possa imporsi anche in questa grande piccola isola tropicale.


Leggi anche: «Le menzogne di Reporters sans frontières su Cuba» di Salim Lamrani (http://www.voltairenet.org/article160376.html#article160376)


Fonti:

[1] “Internet chat 'dupes Castro son'” – BBC News http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/8099925.stm [2] “A Close(r) Look At The Great Firewall Of China” di Paul Glazowski – traduzione italiana: http://www.downloadblog.it/post/ 5901/ come-funziona-il-grande-firewall-cinese [3] “I PC venduti in Cina presto avranno un software di censura” – http://www.downloadblog.it/post/10136/i-pc-venduti-in-cina-presto-avranno-un-software-di-censura [4]“Cuba cutting Internet access” – Ray Sanchez http://www.sun-sentinel.com/news/local/cuba/sfl-cuba-internet-cutoff-050709,0,5740923.story [5] “Denunciato il blocco USA che impedisce l’accesso di Cuba ad internet” – Granma International (2006) http://www.granma.cu/italiano/2006/noviembre/mier8/bloqueo-it.html [6] “Digital Revolution versus Cuban Revolution: The Internet in Cuba” – Katherine Reilly (M.A. Candidate University of Carleton, 1999) [7] « Internet a Cuba e 'Reporters sans Frontières' » – Aldo Garuti [8] “Cuba cutting Internet access” – Ray Sanchez http://www.sun-sentinel.com/news/local/cuba/sfl-cuba-internet-cutoff-050709,0,5740923.story e “Censurato il più noto blog di Cuba”(2008) http://www.delfinsblog.it/2008/03/28/censurato-il-piu-noto-blog-di-cuba/ [9] “U.N. votes against U.S. embargo on Cuba for 17th year” – Reuters (2008) http://www.reuters.com/article/worldNews/idUSTRE49S6V020081029

2 commenti:

Vincenzo Scrutinio ha detto...

Un ottimo articolo...
Complimenti all'autore che oltre ad essere un ottimo coordinatore tecnico si dimostra un bravo scrittore.
I miei rispetti.

Simone ha detto...

Ti ringrazio molto! Cercherò di sfruttare come questo i futuri momenti d'ispirazione, anche se purtroppo per me sembrano proporzionali alla mia avversione allo studio..!